Il primo regno d'Italia
1805-1814

a cura di Marina Rosa

Formato cm. 17 x 24
pagg. 180
foto a colori e b/n
copertina a colori
Viterbo 2009
ISBN 978-88-86210-64-5
Euro 25.00

INDICE

Presentazione Marina Rosa

Articoli
• Due culture cattoliche: i francesi contro la pietà popolare italiana sotto Napoleone Michael Broers
• Mito e politica di Napoleone in Italia Luigi Mascilli Migliorini
• Scrittori e cospiratori al tramonto del regno d’Italia. Foscolo e «gli antichi amici dell’indipendenza» Christian Del Vento
• G.B. Sommariva, l’ex cittadino presidente, mecenate committente, nell’epistolario del figlio
Clotilde Fino
• Il ruolo degli Astronomi dell’Osservatorio milanese di Brera nella cartografia lombarda Mario Signori
• Il sistema delle porte urbane a Milano Giovanna D’Amia
• Argentieri parigini e argentieri milanesi al servizio del palazzo di corte nella Milano Napoleonica
M. Cristina Antonini Berti
• La collezione di dipinti italiani di Eugenio del Beauharnais Monica Preti Hamard
• Amélie Giambattista Sannazzaro


Prefazione
Il 26 maggio 1805 ha luogo nel Duomo di Milano la sontuosa cerimonia dell’incoronazione di Napoleone Bonaparte a Re d’Italia: è l’avvio di un importante periodo storico per una Milano capitale del regno e per quei territori occupati dai francesi sin dalla costituzione della Repubblica Cisalpina, poi Italiana.
Napoleone, Imperatore dei francesi e Re d’Italia, si riserva le relazioni con l’estero, il controllo sul bilancio, sui lavori pubblici, sulle principali nomine, sulle convocazioni del corpo legislativo e dei collegi elettorali, ma lascia a Milano, con il ruolo di Viceré, il giovane figlio di Giuseppina Beauharnais. Il Principe Eugenio, che non aveva ancora esercitato alcuna funzione civile, né un alto comando militare, si trova da quel momento responsabile di uno stato di quasi quattro milioni di abitanti.
Il numero e l’ampiezza delle riforme attuate in questo periodo sono di importanza tale da sopravvivere alla fine del regno o da riapparire addirittura più tardi e le opere realizzate per rispondere all’esigenza di glorificazione del regime napoleonico sono così numerose ed importanti da fare di Milano una vera capitale europea. Un notevole sforzo fu compiuto per il suo abbellimento; l’intervento di sostituzione dei bastioni con filari di alberi alternati a porte neoclassiche e la trasformazione de la “promenade” del castello Sforzesco nell’attuale Foro Bonaparte, sono solo alcuni esempi di quelle opere che faranno di Milano il più importante “cantiere italiano” di Napoleone.
Nel campo delle arti figurative, decorative e del costume di rilevante importanza è poi il rinnovamento del gusto operato dalla corte francese, mentre notevoli sono le committenze conferite ai migliori artisti dell’epoca. Appiani, nominato “premier peintre de Sa Majesté l’Empereur et Roi d’Italie”, si vede assegnare l’incarico di decorare sia la residenza ufficiale dell’imperatore che la Villa milanese, residenza preferita di Eugenio e della bella consorte Amalia Augusta di Baviera. Anche la reggia estiva di Monza vede notevoli interventi di abbellimento e, ampliamento tra cui spicca la realizzazione del vasto parco attuata dall’architetto che sostituì il Piermarini nella carica ufficiale di Architetto di Corte, Luigi Canonica. Il ticinese, assieme a Leopoldo Pollak, sarà uno dei protagonisti del decennio francese.
Eugenio Beauharnais vive in un’atmosfera di lusso, circondato da una corte molto ricca che poggia su di una nobiltà ricostituita e sull’Ordine Equestre della Corona di Ferro del Regno d’Italia, analogo a quello della Legione d’Onore, istituito dallo stesso Imperatore a ricordo e celebrazione della sua incoronazione. Balli e spettacoli si alternano nelle residenze e nel Teatro alla Scala, che il Viceré sostiene in maniera particolarmente attiva fondando un conservatorio musicale.
Il suo interesse per l’arte si concretizza poi nell’incremento delle collezioni esistenti presso l’Accademia di Belle Arti di Milano con dipinti provenienti da tutte le parti d’Italia a seguito della soppressione degli ordini religiosi. Nasce così nel 1809 la Pinacoteca di Brera, di cui lo stesso Appiani è il conservatore, che arriverà a superare gli 800 dipinti al momento dell’allontanamento dei francesi dall’Italia.
Il Regno d’Italia se da una parte pose alcune limitazione ai processi di libertà ed uguaglianza avviati dalla rivoluzione e consolidati con la Repubblica Cisalpina prima e Italiana poi, si dimostrò, nel complesso, un decennio che vide quell’opera di modernizzazione e di trasformazione che coinvolse via via tutta l’Italia peninsulare accompagnarsi allo sviluppo delle arti e della cultura.
Proprio per approfondire l’aspetto storico-artistico che interessò l’Italia nel periodo napoleonico, verificando l’influenza che il viceré esercitò sull’ambiente culturale milanese, con particolare riferimento all’urbanistica, all’architettura, alle arti figurative e decorative, alla letteratura e alla musica, il Comitato Nazionale per le celebrazioni del primo Regno d’Italia, istituito nel maggio del 2005, ha organizzato due successivi cicli di conferenze dal titolo “Il primo Regno d’Italia 1805-1814” nelle sale napoleoniche di Villa Bonaparte a Milano e nel Teatrino della Villa Reale di Monza.
Mentre gli incontri del primo ciclo hanno avuto un carattere più prettamente storico/scientifico, con la presenza di importanti studiosi del tema provenienti anche dall’estero, quelli del secondo ciclo hanno approfondito argomenti storico/artistici, accompagnati da eventi culturali specifici. Iniziata infatti con la visita alla mostra “Canova alla corte degli Zar”, guidata da Fernando Mazzocca, curatore, quest’ultima serie di incontri si è conclusa con una conferenza-concerto a Villa Giulini di Briosco dal titolo “Musica e vita sociale nella Milano napoleonica”, evento che ha visto il pubblico effettuare un percorso sonoro nelle sale della prestigiosa dimora briantea su strumenti d’epoca.
Con la pubblicazione di gran parte delle conferenze, integrate con approfondimenti di altri studiosi, il Comitato Nazionale per le celebrazioni del primo Regno d’Italia intende lasciare testimonianza di un importante momento di confronto su un periodo storico non ancora sufficientemente conosciuto, aprendo nel contempo, nuove prospettive proprio grazie agli studi più recenti in materia.
Marina Rosa